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giu/09
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OMELIA NELLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

OMELIA

IN OCCASIONE DELLA SANTA MESSA

CELEBRATA NELLA

CAPPELLA DELL’ISTITUTO DE MERODE

IN OCCASIONE DELLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA

PER I SOCI DEL CIRCOLO SAN PIETRO

DA MONS. FRANCO CAMALDO

OMELIA NELLA

SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

8 dicembre 2008

Sia lodato Gesu Cristo.
Carissimi sorelle e fratelli, ed in particolare Voi, carissimi Soci del nostro
amato Circolo S. Pietro.
Siaino qui riuniti, come e nostra tradizione, in questa bella chiesa per celebrare
l’Eucarestia, la Santa Messa ad onore della Santissiina Trinita ed oggi anche a gloria
di Maria che celebriamo solennemente Immacolata.
Al tennine ci rechererno in processione ai piedi della statua della Vergine Santissima
in Piazza di Spagna per rinnovare la nostra filiale devozione a Colei che e la piu
bella, la piu santa di tutte le donne, desiderando in questo rnodo unirci all’atto di
amore che il nostro amatissimo Santo Padre Benedetto XVI compirà nel pomeriggio
di oggi.
Facciamo, quindi, una breve riflessione che possa essere di stimolo e di aiuto nella
nostra vita spirituale.
C’erano molte persone importanti a Gerusalemme al tempo di Erode, persone
religiosamente impegnate e socialmente autorevoli. Eppure Dio ha scelto di incarnare
la sua volonta di salvezza attraverso una ragazza umile, proveniente da un oscuro
villaggio della Galilea. Solo a lei si addice l’appellativo che le viene rivolto
dall’angelo: “Rallegrati, piena di grazie” L’immagine che sta all’origine di questa
espressione è bellissima: indica, infatti, che Dio ha guardato con benevolenza, con
favore Maria e che lo sguardo ricco d’amore di Dio l’ha resa bella, santa, pulita.
Maria è grande proprio perché ha accolto senza riserve o condizioni lo sguardo di Dio
su di lei e in questo modo ha potuto diventare la madre della Parola di Dio fatta
carne.
Un privilegio, certamente; ma che, come tutti i privilegi che vengono da Dio, costa.

Costa perchè Maria deve mettere tutta la sua esistenza a disposizione di un progetto
di salvezza che non nasce dai suoi desideri, ma che Dio ha preparato con pazienza e
fedeltà attraverso i secoli. Queste le parole dell’angelo:

“Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell ’Altissimo; il Signore
Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla
casa di Giacobbe e il sua regno non avrà fine”

queste straordinarie parole sono un centone di antiche promesse; vengono raccolte
insieme profezie di Natan, di Isaia, di Daniele per dire che quanto Dio aveva
promesso in passato ora si compie in Maria. In questo modo Maria viene messa al
servizio di un compito immenso che supera radicalmente i desideri, i progetti, le
attese che lei poteva avere nutrito. Insomma, a Maria non viene proposta
l’autorealizzazione personale, ma la realizzazione del piano di Dio. E evidente che
l’esistenza umana di Maria riceve uno straordinario ampliamento di valore, di
signilicato; ma e altrettanto evidente che la vita di Maria viene allontanata da
qualsiasi sogno di realizzazione privata. A Maria non viene promessa la ricchezza e di
fatto sarà povera per tutta la vita; non viene promessa la gratificazione emotiva e la
sua immagine corretta e piuttosto quella dell’Addolorata; non viene promesso il
successo mondano — essa resterà sempre una persona socialmente umile. E tuttavia
noi, con tutte le generazioni dei credenti, la chiarniamo “beata”. Non perché la sua
vita sia stata facile o gradevole, ma perché attraverso la sua obbedienza la salvezza e
giunta fino a noi, a tutto il mondo.
In questa solennita dell’Immacolata Concezione contempliamo l’opera che Dio ha
compiuto in Maria per rendere grazie e rinnovare la nostra riconoscenza. Ma anche
per rileggere e registrare il senso della nostra stessa vita. Ciascuno di noi ha dei
bisogni e delle aspirazioni; e bello e giusto che sia cosi; bisogni e aspirazioni mettono
in moto il desiderio, la ricerca, le scelte, i comportamenti. Ma ci accorgiamo presto
che l’itinerario della nostra vita s’intreccia con l’itinerario degli altri, e si scontra, e
s’ingarbuglia; il nostro benessere dipende anche dal comportamento degli altri e il
benessere degli altri e consegnato anche alle nostre scelte. Che fare? Badare
unicamente ai propri interessi e recidere i legami con gli altri quando questi legami
diventano pesanti, esigenti? O farsi carico del bene di tutti rinunciando a una
perzione delle nostre possibilita di gratificazione? La risposta dipende dal modo di
valutare la vita. Se la vita e soprattutte consumo di esperienze ed emozioni
gratiticanti, non c’e motivo che giustifichi la rinuncia a un piacere maggiore
immediato. Le cose stanno diversamente se la vita va considerata come impegno
nella realizzaziene di relazioni interpersenali e sociali che siano giuste e che
difendano il bene di tutti; in questo caso sono respensabile non solo della mia felicita,
ma anche, per una quota parte, della felicità degli altri. Posso tendere alla mia
realizzazione, ma debbo tenere conto e farmi carico anche della realizzazione degli
altri.
Nessuna esperienza è amichevele per l’uomo se l’uomo non la condivide con amici,
ricordava saggiamente sant’Agostino; la felicità sta nel vivere una rete di relazioni
umane che siane positive, sicure, amicali.
Questo e il disegno di Dio e al servizio di questo disegno siamo chiamati a mettere la
nostra vita. Appunto come Maria che dice: “Eccomi, sono la servo: del Signore; si
compia in me la tua parola” Dunque, si compia in me la tua volontà, non la mia; si
compia il tuo progetto, non il mie. Nasce naturalmente un’obiezione: questo non
significa rinunciare alla propria libertà? Rifiutarsi di assumere il peso delle proprie
scelte? Lo sarebbe se il pregetto di Dio fosse qualche cosa di esterno, che non ha
nulla a che fare con me e che mi viene imposto capricciosamente. In realtà il disegno
di Dio è solo che io sia liberamente quello che sono: uomo in relazione vitale con gli
altri; ueme affidate alla liberta degli altri e ueme al quale e affidata la felicita degli
altri. Tutte questo mi costringe a pensare alla vita come respensabilita e come amore,
come presa di posizione consapevole a favore della vita e del bene degli altri. Solo se
facciamo questo fondamentale passo verso la maturità umana possiamo sperare in un
futuro promettente per la nostra città, per il nostre paese. Affermare che “io sono
mio” è vero se vuol dire che io sono respensabile delle mie scelte; ma è falso se vuol
dire che le mie scelte sono solo in vista di me stesso e dei miei desideri. Educare ed
educarci alla cittadinanza significa imparare a rispettare i diritti degli altri e favorire il
bene di tutti anche quando questo richiede di rinunciare a una possibile

gratificazione.
Ma c’è di più; ed e che dobbiamo essere disposti a fare il primo passo. Se la
reciprocità nella vita sociale fosse perfetta, saremmo tutti più felici; ma questo può
essere solo un sogno che non si realizzerà mai del tutto sulla terra. E allora debbo
imparare a rispettare anche quando non ricevo tutto il rispetto che mi sarebbe dovuto;
debbo imparare ad amare anche quando non ricevo immediatamente il
contraccambio. Scelte cosi sono evidentemente rischiose e quindi anche faticose: chi
mi può spingere a donare quando non sono certo di ricevere il contraccambio? Qui
l’immagine di Maria diventa preziosa perche ci ricorda che la nostra vita non è una
relazione a due: io e gli altri; ma una relazione a tre: io e gli altri sotto lo sguardo di
Dio; io, responsabile degli altri davanti a Dio. Questa dimensione verticale mi
permette di fare sempre di nuovo il primo passo, anche di superare, se e il caso,
eventuali delusioni. Che non sia facile è evidente; ma che sia possibile ci e garantito
dall’esperienza di tanti che sono giunti alla pratica di un amore gratuito e oblativo.
Vorrei allora affidare a Maria Santissima questi desideri.
Preghiamo l’Immacolata:
“O Madre santa, tu hai accolto nel tuo seno la parola di Dio
dandole carne perché potesse abitare in mezzo a noi; tu hai
consegnato la tua esistenza all ’amore del Padre perché, nella tua
obbedienza, si potesse compiere la sua volonta di amore per tutti gli
uomini. Guarda con favore noi, tuoi figli. Siamo cosi preoccupati di
noi stessi che diventiamo tristi; siamo cosi impauriti per il futuro che
non riusciamo a vedere e gustare la bellezza della vita. Apri il nostro
cuore alla fiducia perché sappia fare il primo passo del rispetto e
dell ’amore verso gli altri; rendici fedeli e costanti perché le delusioni
della vita non ci rendano insensibili. Fa’ che anche noi, nonostante la
nostra miseria, possiamo diventare luogo in cui la parola di Dio
prende carne per rinnovare e santmcare il mondo. Amen “.

Mons. Franco Camaldo
Assistente Ecclesiastico del Circolo S. Pietro

10
giu/09
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OMELIA CELEBRATA NELLA CAPPELLA DI SANTA MARIA DELLA PIETA’ DA MONS. FRANCO CAMALDO

OMELIA

IN OCCASIONE DELLA SANTA MESSA

CELEBRATA NELLA

CAPPELLA DI SANTA MARIA DELLA PIETA’ AL COLOSSEO

DA MONS. FRANCO CAMALDO

INTRODUZIONE
A voi carissimi pellegrini e
Soci del Circolo San Pietro qui presenti,
ma in modo speciale a voi, Fratelli e Sorelle,
che ci seguite attraverso la televisione e la radio,
giunga l’augurio di pace e di benedizione del Signore
da questo luogo antico e singolare,
ricco di storia e di memoria, i
dove i primi cristiani, nostri fratelli nella fede,
hanno versato il loro sangue per rendere testimonianza
e manifestare il loro amore a Cristo Gesù.
E noi oggi, depositari di così grande eredità,
rafforzati dal loro prezioso esempio,
desideriamo metterci in comunione con loro
e pregare affinché Dio onnipotente
conceda pace e serenità ai nostri giorni
e la gioia di essere autentici cristiani.
lmploriamo ora da Cristo Signore
il perdono delle nostre colpe
per essere degni di partecipare
al grande mistero che stiamo per celebrare,
e diciamo: Confesso a Dio onnipotente

Sia lodato Gesù Cristo.
Carissimi Fratelli e Sorelle.
L’anno liturgico volge ormai al termine; è un arco di tempo scandito, per noi
cristiani, dalla celebrazione dei divini misteri e dall’ascolto della Parola del Signore
che, attraverso le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci rivela il Suo volto,
suscitando in noi il desiderio e la sete di incontrarlgo.
Un volto che apparirà in tutto il suo splendore, domenica prossima, quando la
santa madre Chiesa ce lo presenterà quale Re dell’universo, Signore del tempo e della
storia. Le letture di oggi sono un chiaro e forte invito, per il credente, a vivere il
tempo come luogo di salvezza. Forse, ad una lettura superficiale, la Parola proposta
oggi incute perfino timore e alimenta in noi la paura di Dio e del suo giudizio. Ma
non è cosi: una prima consolante risposta la troviamo già nell’antifona di ingresso
della Santa Messa di oggi che riporta un brano del Profeta Geremia. Dice il Signore:
“Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete ed io vi esaudiro” (Ger.
29, ll-12).
Nell’attesa del definitivo incontro siamo quindi chiamati a vivere il tempo, a
proseguire nella nostra storia, ed affrontare gli eventi anche drammatici della nostra
epoca, senza timore, ma crescendo nella consapevolezza che solo Dio è il Signore
della storia e solo lui ha in mano le redini del mondo. Siamo chiamati, dunque, alla
perseveranza, a non desistere dal credere, sempre e comunque, alla fedeltà verso il
Signore nella certezza che “chi persevererà fino alla fine sarà salvato” e ci verrà
donato ciò che avremo da sempre e con “ansia” atteso: la pienezza della vita!
E’ quanto abbiamo chiesto con fede nella preghiera della Colletta che io ho
innalzato al Signore a nome di tutti all’inizio della celebrazione: “1l tuo aiuto,
Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte
di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura”.
Ma, a volte, emerge in noi una domanda: “Dove va la vita umana? Che cosa ci
aspetta al di là della morte? Dove va la corsa degli anni e del tempo? ”
Sono domande che tutti avvertiamo. Alcuni rispondono soffocando il problema,
altri danno risposte insufficienti (pensiamo alla diffusione del fenomeno della magia,
delle pratiche esoteriche vuote e sterili): sono risposte false a problemi veri. Noi
Cristiani invece cerchiamo in Dio la risposta alla domanda sul fituro dell’uomo: Dio
e l’unico che puo rispondere!
Nel libro di Malachia, in un versetto precedente a quelli letti oggi, troviamo
questa frase: molti Giudei dicevano: “Beati i superbi, che pur facendo male, si
moltiplicano” (Mal. 3,15).
E’ l’obiezione di sempre: anche di oggi! “C ’è tanta gente che fa il male — si dice
— ed è piu fortunata di chi va in chiesa!” ll profeta risponde con un annuncio di fede,
un annuncio che riguarda il futuro: “Sta per venire il giorno rovente come un forno.
Tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia sono come paglia che brucia.
Per voi, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia” (Mal. 3,19-20).
Il Vangelo riprende lo stesso tema e lo illumina con una risposta ancora piu
dettagliata perché, in Cristo, Dio ci ha detto tutto quello che e utile per il cammino
della nostra vita.
Il discorso di Gesù è provocato da una circostanza: lo spettacolo sublime del
Tempio di Gerusalemme.
Egli prende spunto dalla maestosa bellezza del tempio che suscitava certamente
orgoglio e sicurezza nei discepoli: in quel tempio splendente di marmi e decorazioni,
essi sentivano una sorta di garanzia per il loro futuro e per quello del popolo d’Israele.
Ma Gesù subito, con gravita, disse: “di tutto quello che ammirate non resterà pietrà
su pietra”. I discepoli, sconcertati da questa affermazione, che incrinava ogni loro
certezza, chiedono quando tutto ciò accadrà, magari sperando e pensando che se pur
dovesse accadere, sarebbe avvenuto in tempi futuri e lontani. Gesù non risponde alla
domanda dei discepoli, ma dice loro di stare attenti, di non lasciarsi ingannare e di
essere fedeli testimoni del Vangelo.
Ma che significa questa profezia di Gesù? Significa che come il Tempio, a
causa della corruzione religiosa di Israele, è finito miseramente, cosi finirà ogni
corruzione, ogni prepotenza, ogni sopraffazione. Il giudizio di Dio sulla citta di
Gerusalemme è un ammonimento: l’empio sara disperso come pula nell’aia, mentre il
giusto fiorira come un cedro del Libano. Certamente questo e un atto di fede, ma la
storia ci ha dato gia prove più che sufficienti a favore della parola di Cristo: non ci
resta che attendere fiduciosamente il suo ritorno, cioè il giorno del giudizio di Dio.
E nell’attesa cosa deve fare il cristiano? Nell’attesa del giorno di Dio che cosa
accadra alla Chiesa?
San Paolo, nella seconda lettura, invita i cristiani all’impegno del lavoro.
Perché? Perche la fede non da diritti, ma da impegni; la fede non e una scorciatoia,
ma una missione e una vocazione di Dio, è un dono che esige impegno e dedizione. Il
cristiano, allora, più degli altri deve lavorare, deve donare, deve servire il prossimo,
deve amare: solo così puo attendere senza paura il giorno di Dio.
La vita non è uno scherzo, la liberta non è un gioco e la fede non e un
ornamento qualsiasi. Paolo ci esorta con forza a “lavorare”, a non essere oziosi, a
divenire sempre più cittadini del mondo in cui viviamo, sentendoci sempre più
partecipi delle attese, delle speranze, delle sofferenze dell’umanita. Per noi, oggi, ciò
significa anche lottare affinche ad ogni uomo vengano garantiti i diritti fondamentali,
la liberta, la giustizia e la pace, la possibilita di esprimere serenamente e
pubblicamente la propria fede.
Gesù prevede guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze: sono tutti
segni che parlano della malattia profonda del mondo (che si chiama peccato) e
invitano a guardare al di la di questo mondo. Il mondo, infatti, non è ancora
pienamente redento: la redenzione è solo un lievito, un seme, però il futuro rivelerà la
forza di questo lievito, e alla fine dei tempi l’intera umanità sarà fermentata dalla
grazia divina.
Gesù prevede persecuzioni: “Metteranno le mani su di voi e vi
perseguiteranno” (Lc 21, 16). ” Metterranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da
tutti a causa del mio nome” (Lc 21, I7).
Anche queste parole si sono avverate: dalle persecuzioni del primo secolo
cristiano fino ai giorni nostri. La Chiesa cresce nella persecuzione e “il sangue dei
martiri è seme di nuovi cristiani” (come diceva Tertulliano). Oggi non e più il
Colosseo il luogo dove viene sparso questo sangue, ma nel mondo intero viene
ancora sparso sangue di uomini e di donne per il solo fatto che essi si sono proclamati

cristiani desiderando amare e servire Dio (Esempio i 498 martiri spagnoli del secolo
XX recentemente beatificati in Piazza San Pietro).
Il nostro amato Papa Benedetto XVI in un messaggio inviato l’8 novembre
scorso al Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, cosi scrive: “E’più che
mai necessario riproporre l ’esempio dei Martiri cristiani, sia dell’ antichità sia dei
nostri giorni, nella cui vita e nella cui testimonianza, spinta fino all’effusione del
sangue, si mannfesta in modo supremo I’amore di Dio”.
“Deus caritas est”! Dio è Amore!
Cosi ha riaffermato con forza e con determinazione lo stesso Santo Padre nella
sua prima Enciclica agli albori del pontificato. Il primato è sempre dell ’Amore che si
sviluppa nelle due direzioni: verso Dio e verso il prossimo.
La nostra fiducia, la nostra carita, la nostra speranza non hanno motivazione
umana: la Chiesa vince credendo in Dio, nel suo Amore e, quando crede, è vittoriosa
anche se viene crocifissa. Esattamente come Gesu Cristo.
Fratelli e Sorelle carissimi,
chiediamo il dono della perseveranza finale, la gioia di poter dire ogni sera:
oggi ho resistito, non ho tradito il Signore e nessuna delle persone a cui devo un
amore fedele (sposo, sposa, genitori, figli, fratelli, amici…). Oggi ho lavorato con
impegno, sono stato fedele ai miei doveri, non ho smesso di fare il bene.
Quando nell’impegno di rimanere fedeli al Signore avvertiamo la fatica,
quando soprattutto nel vivere secondo il Vangelo ci sentiamo incompresi, compatiti,
“perseguitati” in vario modo, cercheremo forza nella parola di Gesu che ci incoraggia
a fidarci incondizionatamente del Padre.
Affidiamoci con filiale affetto e devozione, sereni e fiduciosi a Maria
Santissima, che in questa cappella veneriamo sotto il titolo di Santa Maria della
Pietà: Lei, Regina dei Martiri e Aiuto dei Cristiani, la Madre del bell’Amore, ci
stimoli a corrispondere sempre meglio al grande Amore con il quale il Signore ci ha
amati donando la sua vita per noi.
Amen.
Sia lodato Gesù Cristo.

Mons. Franco Camaldo
Assistente Ecclesiastico del Circolo San Pietro
Rettore della Chiesa Santa Maria della Pietà al Colosseo

Roma, 18 novembre 2007
XXXIII Domenica per annum

10
giu/09
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ASSEMBLEA SOLENNE CIRCOLO SAN PIETRO

ASSEMBLEA SOLENNE

CIRCOLO SAN PIETRO

22 FEBBRAIO 2005
Sala dei Papi, Palazzo San Calisto

Ho accettato non senza una certa trepidazione la designazione, da parte
dell’Eminentissimo Signor Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità
per la diocesi di Roma, su proposta unanime della Presidenza del Circolo, ad
Assistente Ecclesiastico del nostro amato e benemerito Sodalizio.
Naturalmente il pensiero si rivolge immediatamente al venerato e caro
Monsignor Ettore Cunial, amatissimo Assistente, che per lunghi anni ha guidato con
sapienza di cuore e di intelligenza i Soci sulla via del bene e per le strade del Signore.
Sono certo che egli non solo continuerà ancora a dare il suo contributo fattivo,
ma anche e soprattutto ci accompagnerà con la preghiera.
Un ringraziamento per la fiducia accordatami al carissimo Presidente, a don
Marcello, ed a tutti i membri della Presidenza, e chiaramente anche all’Em.mo
Cardinale Vicario, all’Ecc.mo Sostituto della Segreteria di Stato ed a tutti coloro che,
a vario titolo, hanno desiderato questa nomina.
Non è mia intenzione pronunciare nessun discorso, ma soltanto, proprio sulla
scia di quanto faceva Monsignor Cunial, desidero dire una parola in questo giorno
magnifico dell’Assemblea Solenne dei Soci.

L’allora Presidente Urbano Cioccetti, nel presentare il bel volume sul Circolo
in occasione del centenario di fondazione, scriveva con parole lungimiranti:

Preghiera, Azione, Sacrnìcio

costituivano l’impegno degli iscritti.

  • La Preghiera individuale e collettiva: alimento, manu’estazione e forza della loro fede
  • L’Azione: rivolta anzitutto alla propria elevazione morale e culturale e a quella deipropri simili
  • Il Sacrificio: elemento vivuicatore di tutta quella attivita sociale, in special modo di natura caritativa, che ne sarebbe scaturita e avrebbe impegnato buona parte dell ’opera dei Soci.

Ma a condizione e coronamento di ogni proposito, il riaffermato amore, al
ìndefettibile obbedienza ed il filiale attaccamento al Vicario di Cristo, al Papa.
E continuava:

Senza soluzione di continuita tra il passato, il presente e l ’avvenire:

mediante la preghiera e I ’azione, sublimate dal sacrificio:

ANCORA E SEMPRE CON IL PAPA!