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Omelia celebrata nella cappella di S. maria della pietà PDF Stampa E-mail
Scritto da webmaster   
Lunedì 30 Gennaio 2012 09:02

OMELIA IN OCCASIONE DELLA SANTA MESSA CELEBRATA NELLA CAPPELLA DI SANTA MARIA DELLA PIETA’ AL COLOSSEO

DA MONS. FRANCO CAMALDO

 

 

 

INTRODUZIONE
A voi carissimi pellegrini e
Soci del Circolo San Pietro qui presenti,
ma in modo speciale a voi, Fratelli e Sorelle,
che ci seguite attraverso la televisione e la radio,
giunga l’augurio di pace e di benedizione del Signore
da questo luogo antico e singolare,
ricco di storia e di memoria, i
dove i primi cristiani, nostri fratelli nella fede,
hanno versato il loro sangue per rendere testimonianza
e manifestare il loro amore a Cristo Gesù.
E noi oggi, depositari di così grande eredità,
rafforzati dal loro prezioso esempio,
desideriamo metterci in comunione con loro
e pregare affinché Dio onnipotente
conceda pace e serenità ai nostri giorni
e la gioia di essere autentici cristiani.
lmploriamo ora da Cristo Signore
il perdono delle nostre colpe
per essere degni di partecipare
al grande mistero che stiamo per celebrare,
e diciamo: Confesso a Dio onnipotente

Sia lodato Gesù Cristo.
Carissimi Fratelli e Sorelle.
L’anno liturgico volge ormai al termine; è un arco di tempo scandito, per noi
cristiani, dalla celebrazione dei divini misteri e dall’ascolto della Parola del Signore
che, attraverso le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci rivela il Suo volto,
suscitando in noi il desiderio e la sete di incontrarlgo.
Un volto che apparirà in tutto il suo splendore, domenica prossima, quando la
santa madre Chiesa ce lo presenterà quale Re dell’universo, Signore del tempo e della
storia. Le letture di oggi sono un chiaro e forte invito, per il credente, a vivere il
tempo come luogo di salvezza. Forse, ad una lettura superficiale, la Parola proposta
oggi incute perfino timore e alimenta in noi la paura di Dio e del suo giudizio. Ma
non è cosi: una prima consolante risposta la troviamo già nell’antifona di ingresso
della Santa Messa di oggi che riporta un brano del Profeta Geremia. Dice il Signore:
“Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete ed io vi esaudiro” (Ger.
29, ll-12).
Nell’attesa del definitivo incontro siamo quindi chiamati a vivere il tempo, a
proseguire nella nostra storia, ed affrontare gli eventi anche drammatici della nostra
epoca, senza timore, ma crescendo nella consapevolezza che solo Dio è il Signore
della storia e solo lui ha in mano le redini del mondo. Siamo chiamati, dunque, alla
perseveranza, a non desistere dal credere, sempre e comunque, alla fedeltà verso il
Signore nella certezza che “chi persevererà fino alla fine sarà salvato” e ci verrà
donato ciò che avremo da sempre e con “ansia” atteso: la pienezza della vita!
E’ quanto abbiamo chiesto con fede nella preghiera della Colletta che io ho
innalzato al Signore a nome di tutti all’inizio della celebrazione: “1l tuo aiuto,
Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte
di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura”.
Ma, a volte, emerge in noi una domanda: “Dove va la vita umana? Che cosa ci
aspetta al di là della morte? Dove va la corsa degli anni e del tempo? ”
Sono domande che tutti avvertiamo. Alcuni rispondono soffocando il problema,
altri danno risposte insufficienti (pensiamo alla diffusione del fenomeno della magia,
delle pratiche esoteriche vuote e sterili): sono risposte false a problemi veri. Noi
Cristiani invece cerchiamo in Dio la risposta alla domanda sul fituro dell’uomo: Dio
e l’unico che puo rispondere!
Nel libro di Malachia, in un versetto precedente a quelli letti oggi, troviamo
questa frase: molti Giudei dicevano: “Beati i superbi, che pur facendo male, si
moltiplicano” (Mal. 3,15).
E’ l’obiezione di sempre: anche di oggi! “C ’è tanta gente che fa il male — si dice
— ed è piu fortunata di chi va in chiesa!” ll profeta risponde con un annuncio di fede,
un annuncio che riguarda il futuro: “Sta per venire il giorno rovente come un forno.
Tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia sono come paglia che brucia.
Per voi, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia” (Mal. 3,19-20).
Il Vangelo riprende lo stesso tema e lo illumina con una risposta ancora piu
dettagliata perché, in Cristo, Dio ci ha detto tutto quello che e utile per il cammino
della nostra vita.
Il discorso di Gesù è provocato da una circostanza: lo spettacolo sublime del
Tempio di Gerusalemme.
Egli prende spunto dalla maestosa bellezza del tempio che suscitava certamente
orgoglio e sicurezza nei discepoli: in quel tempio splendente di marmi e decorazioni,
essi sentivano una sorta di garanzia per il loro futuro e per quello del popolo d’Israele.
Ma Gesù subito, con gravita, disse: “di tutto quello che ammirate non resterà pietrà
su pietra”. I discepoli, sconcertati da questa affermazione, che incrinava ogni loro
certezza, chiedono quando tutto ciò accadrà, magari sperando e pensando che se pur
dovesse accadere, sarebbe avvenuto in tempi futuri e lontani. Gesù non risponde alla
domanda dei discepoli, ma dice loro di stare attenti, di non lasciarsi ingannare e di
essere fedeli testimoni del Vangelo.
Ma che significa questa profezia di Gesù? Significa che come il Tempio, a
causa della corruzione religiosa di Israele, è finito miseramente, cosi finirà ogni
corruzione, ogni prepotenza, ogni sopraffazione. Il giudizio di Dio sulla citta di
Gerusalemme è un ammonimento: l’empio sara disperso come pula nell’aia, mentre il
giusto fiorira come un cedro del Libano. Certamente questo e un atto di fede, ma la
storia ci ha dato gia prove più che sufficienti a favore della parola di Cristo: non ci
resta che attendere fiduciosamente il suo ritorno, cioè il giorno del giudizio di Dio.
E nell’attesa cosa deve fare il cristiano? Nell’attesa del giorno di Dio che cosa
accadra alla Chiesa?
San Paolo, nella seconda lettura, invita i cristiani all’impegno del lavoro.
Perché? Perche la fede non da diritti, ma da impegni; la fede non e una scorciatoia,
ma una missione e una vocazione di Dio, è un dono che esige impegno e dedizione. Il
cristiano, allora, più degli altri deve lavorare, deve donare, deve servire il prossimo,
deve amare: solo così puo attendere senza paura il giorno di Dio.
La vita non è uno scherzo, la liberta non è un gioco e la fede non e un
ornamento qualsiasi. Paolo ci esorta con forza a “lavorare”, a non essere oziosi, a
divenire sempre più cittadini del mondo in cui viviamo, sentendoci sempre più
partecipi delle attese, delle speranze, delle sofferenze dell’umanita. Per noi, oggi, ciò
significa anche lottare affinche ad ogni uomo vengano garantiti i diritti fondamentali,
la liberta, la giustizia e la pace, la possibilita di esprimere serenamente e
pubblicamente la propria fede.
Gesù prevede guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze: sono tutti
segni che parlano della malattia profonda del mondo (che si chiama peccato) e
invitano a guardare al di la di questo mondo. Il mondo, infatti, non è ancora
pienamente redento: la redenzione è solo un lievito, un seme, però il futuro rivelerà la
forza di questo lievito, e alla fine dei tempi l’intera umanità sarà fermentata dalla
grazia divina.
Gesù prevede persecuzioni: “Metteranno le mani su di voi e vi
perseguiteranno” (Lc 21, 16). ” Metterranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da
tutti a causa del mio nome” (Lc 21, I7).
Anche queste parole si sono avverate: dalle persecuzioni del primo secolo
cristiano fino ai giorni nostri. La Chiesa cresce nella persecuzione e “il sangue dei
martiri è seme di nuovi cristiani” (come diceva Tertulliano). Oggi non e più il
Colosseo il luogo dove viene sparso questo sangue, ma nel mondo intero viene
ancora sparso sangue di uomini e di donne per il solo fatto che essi si sono proclamati

cristiani desiderando amare e servire Dio (Esempio i 498 martiri spagnoli del secolo
XX recentemente beatificati in Piazza San Pietro).
Il nostro amato Papa Benedetto XVI in un messaggio inviato l’8 novembre
scorso al Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, cosi scrive: “E’più che
mai necessario riproporre l ’esempio dei Martiri cristiani, sia dell’ antichità sia dei
nostri giorni, nella cui vita e nella cui testimonianza, spinta fino all’effusione del
sangue, si mannfesta in modo supremo I’amore di Dio”.
“Deus caritas est”! Dio è Amore!
Cosi ha riaffermato con forza e con determinazione lo stesso Santo Padre nella
sua prima Enciclica agli albori del pontificato. Il primato è sempre dell ’Amore che si
sviluppa nelle due direzioni: verso Dio e verso il prossimo.
La nostra fiducia, la nostra carita, la nostra speranza non hanno motivazione
umana: la Chiesa vince credendo in Dio, nel suo Amore e, quando crede, è vittoriosa
anche se viene crocifissa. Esattamente come Gesu Cristo.
Fratelli e Sorelle carissimi,
chiediamo il dono della perseveranza finale, la gioia di poter dire ogni sera:
oggi ho resistito, non ho tradito il Signore e nessuna delle persone a cui devo un
amore fedele (sposo, sposa, genitori, figli, fratelli, amici…). Oggi ho lavorato con
impegno, sono stato fedele ai miei doveri, non ho smesso di fare il bene.
Quando nell’impegno di rimanere fedeli al Signore avvertiamo la fatica,
quando soprattutto nel vivere secondo il Vangelo ci sentiamo incompresi, compatiti,
“perseguitati” in vario modo, cercheremo forza nella parola di Gesu che ci incoraggia
a fidarci incondizionatamente del Padre.
Affidiamoci con filiale affetto e devozione, sereni e fiduciosi a Maria
Santissima, che in questa cappella veneriamo sotto il titolo di Santa Maria della
Pietà: Lei, Regina dei Martiri e Aiuto dei Cristiani, la Madre del bell’Amore, ci
stimoli a corrispondere sempre meglio al grande Amore con il quale il Signore ci ha
amati donando la sua vita per noi.
Amen.
Sia lodato Gesù Cristo.

Mons. Franco Camaldo
Assistente Ecclesiastico del Circolo San Pietro
Rettore della Chiesa Santa Maria della Pietà al Colosseo

Roma, 18 novembre 2007
XXXIII Domenica per annum

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2012 11:25
 

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