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OMELIA IN OCCASIONE DELLA SANTA MESSA CELEBRATA NELLA CAPPELLA DELL’ISTITUTO DE MERODE IN OCCASIONE DELLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA PER I SOCI DEL CIRCOLO SAN PIETRO DA MONS. FRANCO CAMALDO 8 dicembre 2008
Sia lodato Gesu Cristo.
Carissimi sorelle e fratelli, ed in particolare Voi, carissimi Soci del nostro amato Circolo S. Pietro. Siaino qui riuniti, come e nostra tradizione, in questa bella chiesa per celebrare l’Eucarestia, la Santa Messa ad onore della Santissiina Trinita ed oggi anche a gloria di Maria che celebriamo solennemente Immacolata. Al tennine ci rechererno in processione ai piedi della statua della Vergine Santissima in Piazza di Spagna per rinnovare la nostra filiale devozione a Colei che e la piu bella, la piu santa di tutte le donne, desiderando in questo rnodo unirci all’atto di amore che il nostro amatissimo Santo Padre Benedetto XVI compirà nel pomeriggio di oggi. Facciamo, quindi, una breve riflessione che possa essere di stimolo e di aiuto nella nostra vita spirituale. C’erano molte persone importanti a Gerusalemme al tempo di Erode, persone religiosamente impegnate e socialmente autorevoli. Eppure Dio ha scelto di incarnare la sua volonta di salvezza attraverso una ragazza umile, proveniente da un oscuro villaggio della Galilea. Solo a lei si addice l’appellativo che le viene rivolto dall’angelo: “Rallegrati, piena di grazie” L’immagine che sta all’origine di questa espressione è bellissima: indica, infatti, che Dio ha guardato con benevolenza, con favore Maria e che lo sguardo ricco d’amore di Dio l’ha resa bella, santa, pulita. Maria è grande proprio perché ha accolto senza riserve o condizioni lo sguardo di Dio su di lei e in questo modo ha potuto diventare la madre della Parola di Dio fatta carne. Un privilegio, certamente; ma che, come tutti i privilegi che vengono da Dio, costa.
Costa perchè Maria deve mettere tutta la sua esistenza a disposizione di un progetto di salvezza che non nasce dai suoi desideri, ma che Dio ha preparato con pazienza e fedeltà attraverso i secoli. Queste le parole dell’angelo:
“Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell ’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il sua regno non avrà fine”
queste straordinarie parole sono un centone di antiche promesse; vengono raccolte insieme profezie di Natan, di Isaia, di Daniele per dire che quanto Dio aveva promesso in passato ora si compie in Maria. In questo modo Maria viene messa al servizio di un compito immenso che supera radicalmente i desideri, i progetti, le attese che lei poteva avere nutrito. Insomma, a Maria non viene proposta l’autorealizzazione personale, ma la realizzazione del piano di Dio. E evidente che l’esistenza umana di Maria riceve uno straordinario ampliamento di valore, di signilicato; ma e altrettanto evidente che la vita di Maria viene allontanata da qualsiasi sogno di realizzazione privata. A Maria non viene promessa la ricchezza e di fatto sarà povera per tutta la vita; non viene promessa la gratificazione emotiva e la sua immagine corretta e piuttosto quella dell’Addolorata; non viene promesso il successo mondano — essa resterà sempre una persona socialmente umile. E tuttavia noi, con tutte le generazioni dei credenti, la chiarniamo “beata”. Non perché la sua vita sia stata facile o gradevole, ma perché attraverso la sua obbedienza la salvezza e giunta fino a noi, a tutto il mondo. In questa solennita dell’Immacolata Concezione contempliamo l’opera che Dio ha compiuto in Maria per rendere grazie e rinnovare la nostra riconoscenza. Ma anche per rileggere e registrare il senso della nostra stessa vita. Ciascuno di noi ha dei bisogni e delle aspirazioni; e bello e giusto che sia cosi; bisogni e aspirazioni mettono in moto il desiderio, la ricerca, le scelte, i comportamenti. Ma ci accorgiamo presto che l’itinerario della nostra vita s’intreccia con l’itinerario degli altri, e si scontra, e s’ingarbuglia; il nostro benessere dipende anche dal comportamento degli altri e il benessere degli altri e consegnato anche alle nostre scelte. Che fare? Badare unicamente ai propri interessi e recidere i legami con gli altri quando questi legami diventano pesanti, esigenti? O farsi carico del bene di tutti rinunciando a una perzione delle nostre possibilita di gratificazione? La risposta dipende dal modo di valutare la vita. Se la vita e soprattutte consumo di esperienze ed emozioni gratiticanti, non c’e motivo che giustifichi la rinuncia a un piacere maggiore immediato. Le cose stanno diversamente se la vita va considerata come impegno nella realizzaziene di relazioni interpersenali e sociali che siano giuste e che difendano il bene di tutti; in questo caso sono respensabile non solo della mia felicita, ma anche, per una quota parte, della felicità degli altri. Posso tendere alla mia realizzazione, ma debbo tenere conto e farmi carico anche della realizzazione degli altri. Nessuna esperienza è amichevele per l’uomo se l’uomo non la condivide con amici, ricordava saggiamente sant’Agostino; la felicità sta nel vivere una rete di relazioni umane che siane positive, sicure, amicali. Questo e il disegno di Dio e al servizio di questo disegno siamo chiamati a mettere la nostra vita. Appunto come Maria che dice: “Eccomi, sono la servo: del Signore; si compia in me la tua parola” Dunque, si compia in me la tua volontà, non la mia; si compia il tuo progetto, non il mie. Nasce naturalmente un’obiezione: questo non significa rinunciare alla propria libertà? Rifiutarsi di assumere il peso delle proprie scelte? Lo sarebbe se il pregetto di Dio fosse qualche cosa di esterno, che non ha nulla a che fare con me e che mi viene imposto capricciosamente. In realtà il disegno di Dio è solo che io sia liberamente quello che sono: uomo in relazione vitale con gli altri; ueme affidate alla liberta degli altri e ueme al quale e affidata la felicita degli altri. Tutte questo mi costringe a pensare alla vita come respensabilita e come amore, come presa di posizione consapevole a favore della vita e del bene degli altri. Solo se facciamo questo fondamentale passo verso la maturità umana possiamo sperare in un futuro promettente per la nostra città, per il nostre paese. Affermare che “io sono mio” è vero se vuol dire che io sono respensabile delle mie scelte; ma è falso se vuol dire che le mie scelte sono solo in vista di me stesso e dei miei desideri. Educare ed educarci alla cittadinanza significa imparare a rispettare i diritti degli altri e favorire il bene di tutti anche quando questo richiede di rinunciare a una possibile
gratificazione. Ma c’è di più; ed e che dobbiamo essere disposti a fare il primo passo. Se la reciprocità nella vita sociale fosse perfetta, saremmo tutti più felici; ma questo può essere solo un sogno che non si realizzerà mai del tutto sulla terra. E allora debbo imparare a rispettare anche quando non ricevo tutto il rispetto che mi sarebbe dovuto; debbo imparare ad amare anche quando non ricevo immediatamente il contraccambio. Scelte cosi sono evidentemente rischiose e quindi anche faticose: chi mi può spingere a donare quando non sono certo di ricevere il contraccambio? Qui l’immagine di Maria diventa preziosa perche ci ricorda che la nostra vita non è una relazione a due: io e gli altri; ma una relazione a tre: io e gli altri sotto lo sguardo di Dio; io, responsabile degli altri davanti a Dio. Questa dimensione verticale mi permette di fare sempre di nuovo il primo passo, anche di superare, se e il caso, eventuali delusioni. Che non sia facile è evidente; ma che sia possibile ci e garantito dall’esperienza di tanti che sono giunti alla pratica di un amore gratuito e oblativo. Vorrei allora affidare a Maria Santissima questi desideri. Preghiamo l’Immacolata: “O Madre santa, tu hai accolto nel tuo seno la parola di Dio dandole carne perché potesse abitare in mezzo a noi; tu hai consegnato la tua esistenza all ’amore del Padre perché, nella tua obbedienza, si potesse compiere la sua volonta di amore per tutti gli uomini. Guarda con favore noi, tuoi figli. Siamo cosi preoccupati di noi stessi che diventiamo tristi; siamo cosi impauriti per il futuro che non riusciamo a vedere e gustare la bellezza della vita. Apri il nostro cuore alla fiducia perché sappia fare il primo passo del rispetto e dell ’amore verso gli altri; rendici fedeli e costanti perché le delusioni della vita non ci rendano insensibili. Fa’ che anche noi, nonostante la nostra miseria, possiamo diventare luogo in cui la parola di Dio prende carne per rinnovare e santmcare il mondo. Amen “.
Mons. Franco Camaldo Assistente Ecclesiastico del Circolo S. Pietro
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