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Omelia celebrata nella cappella dell'Itituto De Merode PDF Stampa E-mail
Scritto da webmaster   
Lunedì 30 Gennaio 2012 09:32

OMELIA
IN OCCASIONE DELLA SANTA MESSA
CELEBRATA NELLA
CAPPELLA DELL’ISTITUTO DE MERODE
IN OCCASIONE DELLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA
PER I SOCI DEL CIRCOLO SAN PIETRO
DA MONS. FRANCO CAMALDO
8 dicembre 2008

Sia lodato Gesu Cristo.

Carissimi sorelle e fratelli, ed in particolare Voi, carissimi Soci del nostro
amato Circolo S. Pietro.
Siaino qui riuniti, come e nostra tradizione, in questa bella chiesa per celebrare
l’Eucarestia, la Santa Messa ad onore della Santissiina Trinita ed oggi anche a gloria
di Maria che celebriamo solennemente Immacolata.
Al tennine ci rechererno in processione ai piedi della statua della Vergine Santissima
in Piazza di Spagna per rinnovare la nostra filiale devozione a Colei che e la piu
bella, la piu santa di tutte le donne, desiderando in questo rnodo unirci all’atto di
amore che il nostro amatissimo Santo Padre Benedetto XVI compirà nel pomeriggio
di oggi.
Facciamo, quindi, una breve riflessione che possa essere di stimolo e di aiuto nella
nostra vita spirituale.
C’erano molte persone importanti a Gerusalemme al tempo di Erode, persone
religiosamente impegnate e socialmente autorevoli. Eppure Dio ha scelto di incarnare
la sua volonta di salvezza attraverso una ragazza umile, proveniente da un oscuro
villaggio della Galilea. Solo a lei si addice l’appellativo che le viene rivolto
dall’angelo: “Rallegrati, piena di grazie” L’immagine che sta all’origine di questa
espressione è bellissima: indica, infatti, che Dio ha guardato con benevolenza, con
favore Maria e che lo sguardo ricco d’amore di Dio l’ha resa bella, santa, pulita.
Maria è grande proprio perché ha accolto senza riserve o condizioni lo sguardo di Dio
su di lei e in questo modo ha potuto diventare la madre della Parola di Dio fatta
carne.
Un privilegio, certamente; ma che, come tutti i privilegi che vengono da Dio, costa.

Costa perchè Maria deve mettere tutta la sua esistenza a disposizione di un progetto
di salvezza che non nasce dai suoi desideri, ma che Dio ha preparato con pazienza e
fedeltà attraverso i secoli. Queste le parole dell’angelo:

“Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell ’Altissimo; il Signore
Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla
casa di Giacobbe e il sua regno non avrà fine”

queste straordinarie parole sono un centone di antiche promesse; vengono raccolte
insieme profezie di Natan, di Isaia, di Daniele per dire che quanto Dio aveva
promesso in passato ora si compie in Maria. In questo modo Maria viene messa al
servizio di un compito immenso che supera radicalmente i desideri, i progetti, le
attese che lei poteva avere nutrito. Insomma, a Maria non viene proposta
l’autorealizzazione personale, ma la realizzazione del piano di Dio. E evidente che
l’esistenza umana di Maria riceve uno straordinario ampliamento di valore, di
signilicato; ma e altrettanto evidente che la vita di Maria viene allontanata da
qualsiasi sogno di realizzazione privata. A Maria non viene promessa la ricchezza e di
fatto sarà povera per tutta la vita; non viene promessa la gratificazione emotiva e la
sua immagine corretta e piuttosto quella dell’Addolorata; non viene promesso il
successo mondano — essa resterà sempre una persona socialmente umile. E tuttavia
noi, con tutte le generazioni dei credenti, la chiarniamo “beata”. Non perché la sua
vita sia stata facile o gradevole, ma perché attraverso la sua obbedienza la salvezza e
giunta fino a noi, a tutto il mondo.
In questa solennita dell’Immacolata Concezione contempliamo l’opera che Dio ha
compiuto in Maria per rendere grazie e rinnovare la nostra riconoscenza. Ma anche
per rileggere e registrare il senso della nostra stessa vita. Ciascuno di noi ha dei
bisogni e delle aspirazioni; e bello e giusto che sia cosi; bisogni e aspirazioni mettono
in moto il desiderio, la ricerca, le scelte, i comportamenti. Ma ci accorgiamo presto
che l’itinerario della nostra vita s’intreccia con l’itinerario degli altri, e si scontra, e
s’ingarbuglia; il nostro benessere dipende anche dal comportamento degli altri e il
benessere degli altri e consegnato anche alle nostre scelte. Che fare? Badare
unicamente ai propri interessi e recidere i legami con gli altri quando questi legami
diventano pesanti, esigenti? O farsi carico del bene di tutti rinunciando a una
perzione delle nostre possibilita di gratificazione? La risposta dipende dal modo di
valutare la vita. Se la vita e soprattutte consumo di esperienze ed emozioni
gratiticanti, non c’e motivo che giustifichi la rinuncia a un piacere maggiore
immediato. Le cose stanno diversamente se la vita va considerata come impegno
nella realizzaziene di relazioni interpersenali e sociali che siano giuste e che
difendano il bene di tutti; in questo caso sono respensabile non solo della mia felicita,
ma anche, per una quota parte, della felicità degli altri. Posso tendere alla mia
realizzazione, ma debbo tenere conto e farmi carico anche della realizzazione degli
altri.
Nessuna esperienza è amichevele per l’uomo se l’uomo non la condivide con amici,
ricordava saggiamente sant’Agostino; la felicità sta nel vivere una rete di relazioni
umane che siane positive, sicure, amicali.
Questo e il disegno di Dio e al servizio di questo disegno siamo chiamati a mettere la
nostra vita. Appunto come Maria che dice: “Eccomi, sono la servo: del Signore; si
compia in me la tua parola” Dunque, si compia in me la tua volontà, non la mia; si
compia il tuo progetto, non il mie. Nasce naturalmente un’obiezione: questo non
significa rinunciare alla propria libertà? Rifiutarsi di assumere il peso delle proprie
scelte? Lo sarebbe se il pregetto di Dio fosse qualche cosa di esterno, che non ha
nulla a che fare con me e che mi viene imposto capricciosamente. In realtà il disegno
di Dio è solo che io sia liberamente quello che sono: uomo in relazione vitale con gli
altri; ueme affidate alla liberta degli altri e ueme al quale e affidata la felicita degli
altri. Tutte questo mi costringe a pensare alla vita come respensabilita e come amore,
come presa di posizione consapevole a favore della vita e del bene degli altri. Solo se
facciamo questo fondamentale passo verso la maturità umana possiamo sperare in un
futuro promettente per la nostra città, per il nostre paese. Affermare che “io sono
mio” è vero se vuol dire che io sono respensabile delle mie scelte; ma è falso se vuol
dire che le mie scelte sono solo in vista di me stesso e dei miei desideri. Educare ed
educarci alla cittadinanza significa imparare a rispettare i diritti degli altri e favorire il
bene di tutti anche quando questo richiede di rinunciare a una possibile

gratificazione.
Ma c’è di più; ed e che dobbiamo essere disposti a fare il primo passo. Se la
reciprocità nella vita sociale fosse perfetta, saremmo tutti più felici; ma questo può
essere solo un sogno che non si realizzerà mai del tutto sulla terra. E allora debbo
imparare a rispettare anche quando non ricevo tutto il rispetto che mi sarebbe dovuto;
debbo imparare ad amare anche quando non ricevo immediatamente il
contraccambio. Scelte cosi sono evidentemente rischiose e quindi anche faticose: chi
mi può spingere a donare quando non sono certo di ricevere il contraccambio? Qui
l’immagine di Maria diventa preziosa perche ci ricorda che la nostra vita non è una
relazione a due: io e gli altri; ma una relazione a tre: io e gli altri sotto lo sguardo di
Dio; io, responsabile degli altri davanti a Dio. Questa dimensione verticale mi
permette di fare sempre di nuovo il primo passo, anche di superare, se e il caso,
eventuali delusioni. Che non sia facile è evidente; ma che sia possibile ci e garantito
dall’esperienza di tanti che sono giunti alla pratica di un amore gratuito e oblativo.
Vorrei allora affidare a Maria Santissima questi desideri.
Preghiamo l’Immacolata:
“O Madre santa, tu hai accolto nel tuo seno la parola di Dio
dandole carne perché potesse abitare in mezzo a noi; tu hai
consegnato la tua esistenza all ’amore del Padre perché, nella tua
obbedienza, si potesse compiere la sua volonta di amore per tutti gli
uomini. Guarda con favore noi, tuoi figli. Siamo cosi preoccupati di
noi stessi che diventiamo tristi; siamo cosi impauriti per il futuro che
non riusciamo a vedere e gustare la bellezza della vita. Apri il nostro
cuore alla fiducia perché sappia fare il primo passo del rispetto e
dell ’amore verso gli altri; rendici fedeli e costanti perché le delusioni
della vita non ci rendano insensibili. Fa’ che anche noi, nonostante la
nostra miseria, possiamo diventare luogo in cui la parola di Dio
prende carne per rinnovare e santmcare il mondo. Amen “.

Mons. Franco Camaldo
Assistente Ecclesiastico del Circolo S. Pietro

Ultimo aggiornamento Sabato 04 Febbraio 2012 19:36
 

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